L’Autore analizza le più importanti novità contenute nel Piano nazionale per la non autosufficienza (PNNA) 2025-2027 approvato dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni ed Enti locali a distanza di 15 mesi dalla scadenza del precedente. Ne analizza gli effetti, soprattutto quelli che avranno, a conclusione della sperimentazione in corso, un forte impatto sulla valutazione della disabilità e della non autosufficienza evidenziando che le trasformazioni di quelli che sono fin qui stati i tradizionali paradigmi dell’impairment funzionale non sono stati ancora riempiti di contenuti. La non autosufficienza, nei suoi diversi livelli di graduazione sul piano dell’intensità assistenziale resta, infatti, una categoria concettuale arida, confusa e mal definita nonostante il PNNA abbia confermato l’esigenza di differenziarla dalla disabilità quasi che essa non fosse la sua conseguenza finale. Con la previsione di un doppio canale di tutela eretto sulla base dell’età anagrafica della persona; considerando non autosufficienti le persone over-70enni affette da almeno una di quelle patologie elencate nel Decreto interministeriale 26 settembre 2016 e, nel caso degli infra-70enni, quelle riconosciute nelle condizioni previste dalla legge n. 18 del 1980 e/o in quel bisogno assistenziale permanente, continuativo e globale di cui parla l’art. 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992. Senza però dar conto di quali saranno i criteri che la dovranno comunque caratterizzare e che potrebbero aprire la strada ad interventi assistenziali diversi e non univoci. L’effetto finale del PNNA 2025-2027, pur nella sua difficile lettura, non onora così ciò che era stato previsto dalla componente 2 della Missione 5 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ripreso poi dalla legge-delega sulla disabilità e da quella sulle politiche a favore delle persone anziane: la razionalizzazione normativa, la semplificazione dei processi e l’esigibilità dei diritti sono strade che, sempre più, divergono e si allontanano da ciò che ci si poteva finalmente attendere.
The author analyzes the most important innovations contained in the National Plan for Non-Self-Sufficiency (PNNA) 2025-2027, approved by the Unified Conference of State, Regions and Local Authorities 15 months after the expiration of the previous plan. He analyzes its effects, especially those that, upon completion of the ongoing trial, will have a strong impact on the assessment of disability and non-self-sufficiency, highlighting that the radical transformations of the functional impairment paradigms remain an empty shell pending the announced Ministerial Decree, which should be approved by September 30, 2026. Non-self-sufficiency, in its various levels of graduation in terms of care intensity, remains, in fact, a dry, confusing, and ill-defined conceptual category despite the PNNA confirming the need to differentiate it from disability, almost as if it were not its final effect. With the provision of a double channel of protection established on the basis of the person’s chronological age; Considering non-self-sufficient those over 70 years of age affected by at least one of the pathologies listed in the Interministerial Decree of 26 September 2016 and, in the case of those under 70, those recognized as meeting the conditions set out in Law No. 18 of 1980 and/or as having the permanent, continuous, and comprehensive care need referred to in Article 3, paragraph 3, of Law No. 104 of 1992. This does not include the criteria that will somehow characterize this category in terms of care intensity and which could pave the way for different and nonuniform care interventions. The final outcome of the 2025-2027 National Recovery and Resilience Plan (PNRR), despite its difficult interpretation, does not honor what was envisaged in component 2 of Mission 5 of the National Recovery and Resilience Plan (PNRR), which was subsequently taken up by the delegated laws on disability and the protection of the elderly: regulatory rationalization, process simplification, and the enforceability of rights are paths that increasingly diverge and move away from what could legitimately be expected.


