Introdotta nel 1980, l’indennità di accompagnamento rappresenta un intervento di sostegno economico per gli invalidi gravi, concepito come trasferimento monetario fisso e non vincolato a specifici servizi di assistenza. Tale indennità è oggetto di critiche per le responsabilità assistenziali che gravano sulle famiglie, per aver favorito forme diffuse di lavoro nero e mancato di rispondere ai bisogni effettivi degli assistiti. Il recente decreto legislativo n. 29/2024, pur proponendo una nuova “prestazione universale”, continua a presentare limiti sostanziali: la misura sperimentale si rivela restrittiva, vincolata a rigidi requisiti economici e assistenziali, e pone rilevanti questioni di mancato rispetto della stessa legge delega della quale dovrebbe rappresentare l’attuazione.
Since its introduction in 1980, the Italian “indennità di accompagnamento” has provided fixed, unconditional monetary support to severely disabled individuals, delegating care responsibilities largely to families. This approach exacerbated informal care burdens, incentivized undeclared work, and failed to address real care needs. The Legislative Decree No. 29/2024, introducing an experimental “universal benefit” for dependent elderly, perpetuates existing shortcomings. Highly restrictive access criteria and a fixed benefit structure contradict the flexible and graduated approach mandated by the enabling law, raising significant constitutional concerns.


