«Eppur [qualcosa] si muove». Considerazioni a prima lettura intorno all’ordinanza sul regolamento di giurisdizione nella vertenza climatica Greenpeace e al. v. Eni e al.

Andrea Molfetta

Dottorando di ricerca in Diritto costituzionale e pubblico presso l’Università degli Studi di Genova, andrea.molfetta@edu.unige.it.

L’ordinanza n. 20381/2025 della Cassazione a Sezioni Unite, emessa a seguito del ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, costituisce un provvedimento di assoluta rilevanza, non solo per la vertenza in cui la medesima ®® incardinata – Greenpeace e al. v. Eni e al. –, ma anche per il contenzioso climatico nazionale nel suo complesso. L’atto in questione si pone, infatti, in evidente controtendenza rispetto alle conclusioni cui era giunto, soltanto un anno addietro, il Tribunale di Roma nella nota sentenza “Giudizio Universale”, con cui il giudice capitolino aveva declinato, per difetto (assoluto e relativo) di giurisdizione, la propria potestà decisionale, limitandosi ad una  dichiarazione – alquanto pilatesca – di non liquet. Con l’ordinanza in commento sembra potersi inaugurare, invece, una nuova stagione per la climate change litigation italiana, sia verso i “colossi” societari impegnati nell’estrazione e distribuzione di combustibili fossili, come nel caso in commento, sia pure, con timide ma promettenti aperture, nei riguardi dei pubblici poteri.

Order n. 20381/2025 of the Italian Court of Cassation, issued pursuant to an application for the regulation of jurisdiction, constitutes a highly significant ruling not only in respect of the merit proceeding (Greenpeace et al. v. Eni et al.), but also for national climate litigation more broadly. The decision stands in contrast to the conclusions reached in February 2024 by the Rome Tribunal in the “Giudizio Universale” ruling, in which the judge declined to exercise adjudicatory power on grounds of both absolute and relative lack of jurisdiction. By contrast, the order at issue appears to mark the beginning of a new phase in Italian climate change litigation, potentially enabling actions not only against the so-called carbon majors, but also against public authorities.

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